Ravenna e il mosaico La rivoluzione del Novecento E la nascita di un’arte autonoma
Ravenna, celebre per i suoi straordinari mosaici, rappresenta molto più di un patrimonio paleocristiano. Nel Novecento, la città ha vissuto una rivoluzione artistica che ha contribuito alla nascita di un'arte mosaica autonoma, ampliando i confini della sua identità culturale oltre i capolavori bizantini.

Non solo Bisanzio. L’identità di Ravenna città del mosaico non si esaurisce nei capolavori delle basiliche paleocristiane. E se da lì inizia tutto, bisogna fare un salto temporale di secoli, e arrivare agli anni Cinquanta del 1900, per assistere a una rinascita in chiave contemporanea dell’arte musiva. Nel 1948 nasce il Gruppo Mosaicisti dell’Accademia di Ravenna che Giuseppe Bovini, docente di Archeologia Cristiana all’Università di Bologna, coinvolge in un progetto cruciale: la riproduzione a grandezza naturale di alcuni particolari dei mosaici delle basiliche. È il 1951 e queste ‘copie’ vengono esposte al Musée des Monuments Français di Parigi, per essere in seguito portate nelle principali capitali europee. Tra coloro che appartengono al gruppo sin dalle origini ci sono Giuseppe Salietti, che ne è primo direttore, Ines Morigi Berti, Renato Signorini, Isler Medici, Sergio Cicognani, Antonio Rocchi, Romolo Papa, Libera Musiani, Zelo Molducci, Lino Melano, Renato Signorini, Eda Pratella, Silvia Focaccia, Carla Melandri, Giuseppe Ventura, Sergio Pezzi, Santo Spartà, Gabriele Strocchi, Claudio Ricci, Riccardo Bissi, Antonio Baccaluzzo. 🔗 Leggi su Ilrestodelcarlino.it