Daria Bignardi | Ecco perché a Natale regalerò a tutti l' ultimo libro di Zerocalcare

E neanche la copertina (sopra): nera, con due orrendi serpenti che spuntano dal tetto di un palazzone alle spalle di uno Zerocalcare impaurito. Ma nel libro c’è tutto quel che mi sta più a cuore: coraggio, tenerezza, risate, inchiesta e denuncia. Far ridere parlando di neonazismo non era facile, e nemmeno raccontare con tanta lucidità e precisione «una storia che coinvolge ungheresi, tedeschi, italiani, ma anche altre cento nazionalità , comunità , orientamenti», come si legge all’inizio. Una storia che fa molta paura, della serie «dai, non è possibile che sia davvero così». E invece sì. Per raccontare il contesto in cui è cresciuta Maja T., l’attivista tedesca in carcere da un anno in Ungheria accusata – come Ilaria Salis – di avere picchiato un nazista nel famigerato Giorno dell’onore, il raduno europeo di neonazisti, Zerocalcare è andato a Jena, in Germania, la città dove è nata Maja (è persona non binaria, dovrei scrivere nat?, fate come se) e dove, bambina di dieci anni, partecipò coi genitori alla manifestazione epocale avvenuta quando il suo Paese si rese conto che ad assassinare dieci persone, nove immigrati e una poliziotta, erano stati tre giovani neonazisti tedeschi protetti da una rete («i serpenti») inquietante. 🔗 Leggi su Vanityfair.it