Non capivo mio figlio Marco ho scambiato il suo disagio profondo per l' adolescenza In quarta liceo è diventato un hikikomori

Marta, il cognome non serve, è una donna segnata e combattiva. Suo figlio per anni, troppi anni, ha deciso di chiudere la porta della sua stanza e di isolarsi dal mondo. Marco, il figlio che Marta ama, a un certo punto ha deciso che non voleva più andare a scuola, non voleva fare altro che stare tra le sue quattro mura, il computer come finestra sul mondo. Lo si è chiamato «hikikomori», ma è un termine che funziona come un’attache che riunisce mille storie diverse, non un protocollo sempre uguale. «Mi considero una donna mentalmente indipendente e autonoma. Prendo le decisioni per conto mio. Ora sono divorziata e ho educato i miei due figli: la maggiore ha ventisette anni e Marco ne ha venticinque. 🔗 Leggi su Xml2.corriere.it

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© Xml2.corriere.it - «Non capivo mio figlio Marco, ho scambiato il suo disagio profondo per l'adolescenza. In quarta liceo è diventato un hikikomori»

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