Il figlio di mille uomini | tra realismo magico e spiritualismo esistenziale – Recensione

A visione terminata sembra ovvio dire come Il figlio di mille uomini appartenga a una categoria di opere che sfidano le convenzioni dello storytelling contemporaneo per recuperare una dimensione più lirica e poetica, vicina all’essenza primordiale del racconto classico. Diretto da Daniel Rezende, montatore di fama internazionale che qui firma la sua opera più matura dietro la macchina da presa dopo essersi già cimentato con successo in Bingo – O Rei das Manhãs (2017), il film adatta il celebrato e omonimo romanzo dello scrittore portoghese Valter Hugo Mãe, considerato da molti un testo inadattabile per la sua natura profondamente letteraria e sensoriale. Conosciamo il protagonista Crisóstomo mentre conduce la sua esistenza solitaria in un piccolo villaggio costiero del Brasile, tra le onde dell’oceano e una casa senza porte né finestre che si apre completamente alla natura circostante. 🔗 Leggi su Superguidatv.it