Riforma della Giustizia non giudizio universale

La riforma approvata non scuote la giustizia, la sfiora, con la cautela di chi teme il sacrilegio. Non tocca il diritto, ma chi lo amministra. Separa giudici e pubblici ministeri come due coniugi stanchi, pronti a giurarsi eterna indipendenza. Divide le carriere, moltiplica i Csm, invoca una terzietà che la Costituzione già garantiva. Nascono così due ordini autonomi e due fragilità, un giudice più solo e un pubblico ministero più esposto. La Costituzione continuerà a sancire l’autonomia, ma i magistrati devono prendere atto che nel corso del tempo si sono sempre autoassolti con rito abbreviato, celebrando processi di autostima privi di un dibattito autocritico. 🔗 Leggi su Lidentita.it

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