Orphan è puro László Nemes anche se non sembra

Un figlio a cui porgere l’estremo saluto, un misterioso fratello, un nuovo padre. Nel cinema di László Nemes il parente prossimo continua ad essere centrale, a svolgere un ruolo chiave. La famiglia come supporto più vicino, come ideale punto di riferimento a cui aggrapparsi nel caos. Lo era nella Auschwitz de Il Figlio di Saul così come lo è nella Budapest di Orphan (Árva): non quella ricca di speranze e all’apice dello sviluppo vista in Tramonto, bensì nel 1957, pochi mesi dopo la mancata rivoluzione antisovietica. Ispirato alle memorie d’infanzia del padre del regista premio Oscar nel 2015, il film in concorso all’82ª Mostra del Cinema di Venezia conferma – qualora fosse necessario ribadirla – la visione del cinema del cineasta ungherese, inattivo da sette anni. 🔗 Leggi su Screenworld.it

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