Rimbaud e la cartografia del non ritorno

In questa fine estate molti di noi hanno terminato il loro viaggio festivo e si accingono a ricominciare la routine, spesso più riposante del viaggio, del lavoro quotidiano. Il viaggio, rimane, nella sua intramontabile potenza metaforica che lo accomuna alla vita, un mistero. Rimane, il viaggio, come l’immagine migliore e, allo stesso tempo, l’evento più reale di ciò che è transitorio eppure sostanziale dell’esperienza di tutti gli uomini. La partenza, il distacco sempre un po’ drammatico dalla routine, la gioia dell’arrivo, l’immersione nel nuovo, e poi di nuovo lo strappo, quello del ritorno nel posto d’origine che, appena ritornati ci appare diverso e straniante, per poi recuperare la forma propria, in apparenza mai mutata, il giorno successivo. 🔗 Leggi su Ilfoglio.it

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