Descrizioni accuratissime del nostro blaterare quotidiano

La serendipità ti fa scoprir l’America quando sei in rotta per le Indie, ma può anche rivelarti, mentre credevi di navigare verso le patrie galere, qualche grande verità sul mondo cosiddetto libero. Giorni fa, cercando tra i miei scaffali tutto ciò che avesse qualche attinenza con i diari e i memoriali scritti in cella, ho ripescato un libro dello storico della lingua Francesco Bruni (Idee d’Italia, il Mulino 2021), in cui c’è un lungo capitolo sulle “scritture carcerarie” ottocentesche. Volevo risalire alla sorgente, al capostipite, in poche parole a Silvio Pellico. Ma mentre frugavo le pagine di Bruni alla ricerca di qualche passo delle Mie prigioni che illuminasse il perpetuo fallimento dell’istituzione carceraria, sono incappato – o serendipity! – in un ritratto perfetto dello stato del nostro dibattito pubblico, o almeno nella descrizione accurata di una qualunque delle giornate – tutte sinistramente identiche – che trascorriamo sui social network del ventunesimo secolo: “Pur troppo la più parte degli uomini ragiona con questa falsa e terribile logica: ‘Io seguo lo stendardo A, che son certo essere quello della giustizia; colui segue lo stendardo B, che son certo essere quello dell’ingiustizia: dunque egli è un malvagio’. 🔗 Leggi su Ilfoglio.it

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