Da Ruini a Paglia Come leggere gli interventi estivi sui cattolici in politica
Nelle settimane estive il mondo cattolico, normalmente assai placido al limite dello stagnante, se si escludono le solite nascite di sigle politiche post democristiane usa e getta che si vedono ogni 25 anni fedeli all’estate come le zanzare, è stato leggermente increspato da due interviste di due ecclesiastici, il Cardinale Camillo Ruini e Mons. Vincenzo Paglia che rappresentano abbastanza bene quella polarizzazione in cui i cattolici sono andati a cacciarsi e che, per usare il titolo efficace del libro di Beppe del Colle, li hanno condotti, nella realtà dei fatti, “dal potere al silenzio”. L’obiezione emerge chiara: quale silenzio se c’è tanto spazio sui giornali? La risposta è abbastanza semplice: è uno spazio utile a mantenere i cattolici separati, conservando l’unico, vero, risultato dell’altrimenti fallimentare seconda repubblica, ossia la cancellazione della loro capacità di trovare l’unità possibile in politica, che ridarebbe una diretta potenziale rappresentanza a ciò che di più grande esiste in Italia se si pensa che solo i praticanti sono circa 12 milioni, che, naturalmente, si è verificata anche per l’inconsistenza di una classe dirigente che ereditò un patrimonio ideale e organizzativo e lo ha disperso mettendosi a servizio della polarizzazione di destra e sinistra: proprio questa, oggi, dimostra, in particolare sul terreno decisivo della politica estera ed europea, di essere causa di problemi e scarsa capacità di elaborazione, influenza e azione dell’Italia stessa che, sempre riprendendo Del Colle, i cattolici hanno contribuito a ricostruire e non vorrebbero veder disfarsi e ridursi (anche a causa di quella polarizzazione finita, per assenza di fragiflutti, come era un tempo la DC, nella dimensione ecclesiale con tutti i danni prevedibili). 🔗 Leggi su Formiche.net
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