Dopo le atrocità gli stenti I racconti della liberazione
"Mio padre – ricorda Michelangiolo Gherardini, figlio del deportato Angiolo Gherardini – , Dopo essersi arruolato nell’Arma dei carabinieri ha partecipato a tutte le campagne di guerra. È stato catturato dai tedeschi in Albania nell’ottobre del ‘43 ed è stato tenuto prigioniero fino alla primavera del ‘45. Ai primi sentori che l’avanzata delle truppe alleate era inarrestabile, i tedeschi hanno svuotato il campo di concentramento nel quale si trovava, a Dusseldorf, e hanno fatto trasferire i prigionieri in altri luoghi, dove però gli internati hanno continuato a patire la fame e altre sofferenze, fino a che non sono stati presi in consegna dagli alleati". "Ho saputo che mio padre era stato deportato in un lager nazista - racconta Maria Gloria Canovai, figlia di Omero Canovai – da bambina. Un giorno lo sentii mentre parlava con con una persona, erano gli anni ‘60, e descriveva le atrocità che aveva visto nel campo di concentramento".
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