L’ultimo volo magico di Claudio Rocchi

Claudio Rocchi, protagonista del rock italiano, è morto a Roma a 62 anni

di Guarda la Foto Commenta

Claudio Rocchi, protagonista del rock italiano, è morto a Roma a 62 anni

L’ultimo volo magico di Claudio Rocchi
L’ultimo volo magico di Claudio Rocchi :

A molti non ricorderà niente, ma negli anni 70 chi accendeva la radio 2 nel pomeriggio si poteva beare della sua scelta musicale. Questo il suo sito: http://www.claudiorocchi.com

Un conduttore con una grande cultura, una voce dallo spiccato accento milanese che ci raccontava storie e faceva sentire autori che non conoscevamo se non tramite stampa specializzata. In quegli anni. La trasmissione sulle onde medie e poi in seguito in Vhf si chiamava “per voi giovani” ed era farcita di musica progressive, elettronica sperimentale, pop italiano. Praticamente non ho mai ascoltato musica migliore in una radio. Ricordo quei lunghi brani ripetitivi di musica tedesca che fece sbocciare la mia passione per i Tangerine Dream ed Edgar Froese, o il primissimo Battiato, o i lunghi pezzi dei Genesis, così come tutti quei gruppi sconosciuti che si ascoltavano nei raduni nei vari parchi metropolitani. Ogni tanto Claudio prendeva la chitarra ed in studio suonava e cantava brani suoi dalle strane parole ma dai suoni che ti rilassavano veramente. Già, le parole, non si capivano allora senza immedesimarti in un ambiente fatto di spiritualità universale che non era facile da comprendere.

Nel suo secondo album “Volo magico n.1” che solo recentemente ho potuto apprezzare appieno si evocano sonorità che col senno di poi potresti definire mantra, sia per la ripetizione di accordi e note che ti entrano nella testa, sia per i periodi poetici che ti fanno concentrare sul significato delle frasi, poi le astrai e riesci a sentirti parte del tutto. Rock psichedelico lo chiamavano. 

Quando sono nervoso lo ascolto, e poi sto meglio.

Ma poi col successivo “La norma del cielo (volo magico n.2)” si giunge ad un livello successivo e più alto. Per me il suo album migliore, quello che ogni volta che lo ascolto mi fa venire i brividi. Le sue parole sembrano sconclusionate, ma come al solito se si fa un esercizio di comprensione, ti si aprono concetti che, anche se fai fatica a capirli, poi ti rendono cosciente che c’è altro, al di fuori della tua vita “normale”, tecnologica, stressante. Ritornare alla natura? Ad un mondo semplice dove ci sono uomini, donne, animali e vegetali, ed aria e terra ed acqua.

 

Poi scompare, almeno per me. Non c’era internet in quegli anni, che volano ascoltando la radio, finché non lo ritrovo, nonostante tutte le sue esperienze che non conoscevo, su Radio Krishna Centrale. Non si ascoltava bene all’interno del raccordo, anche se allungavo le antenne del ricevitore. Ma appena uscivo dalla città, per miracolo l’autoradio si sintonizzava quasi per miracolo su quella frequenza. Mi avevano quasi convinto a diventare come loro. Seguivo le loro feste dove si mangiavano cose buone ma pesanti. Quei monaci vestiti di arancione, con codino sotto la testa calva e drappi variopinti, che sembravano felici mentre salmodiavano i loro mantra, mi avevano introdotto alla questione del rispetto degli organismi viventi. Ma il mio attaccamento alle cose terrene, alla tecnologia, al mio lavoro che, a quei tempi, al contrario di oggi, mi dava soddisfazioni, mi bloccava. C’era anche il fatto non secondario che il sesso veniva visto come peccato anche più della concezione cattolica, e a parte squisiti momenti meditativi cantando mantra, non è che fossi felice di saltellare per le strade suonando piattini da legare alle dita. Ma la musica era bella, anche quella più occidentale, seppure con la presenza di strumenti orientali tipo sitar, e la tenevo in sottofondo, anacronisticamente, mentre riparavo stampanti in laboratorio.

E gli anni passano, tanti, troppi e continuo ad ascoltare quei due album, come sto facendo adesso mentre scrivo tristemente.

Aveva 62 anni, morto ieri a Roma dopo una lunga malattia che culmina con un arresto cardiocircolatorio. Un altro pezzo della mia adolescenza che mi lascia. Rimane la certezza che avrà raggiunto il suo “Paradiso a forma di donna” come diceva il suo brano più famoso: “l’arancia è un frutto d’acqua”: 

 

l'arancia e' un frutto d'acqua, d'acqua e di caldo, di vento, di legno e di terra.  Il latte e' un dono bianco, bianco di prendere l'erba e donarla da bere.  e intanto l'uomo con il carro e col cavallo legati ma non insieme escono gia' per la stessa porta, quella che li ha visti entrare, ma dall'altra parte.

ed e' cosi' che per una vita non si accorgono di entrare e di uscire per la stessa porta, e ci sara' un paradiso a forma di stalla per il cavallo ed un paradiso per l'uomo a forma di donna,

e la stalla sara' il frutto dell'errore dal prato quando la donna sara' il sogno del paradiso dell'uomo. 

cosi' l'uomo perde la donna del suo paradiso e il cavallo non vive le corse che sono del prato. 

e la stalla sara' il frutto dell'errore dal prato e il cavallo non vive le corse che sono del prato. 

quando la donna sara' il sogno del paradiso dell'uomo, cosi' l'uomo perde la donna del suo paradiso. 

e la stalla sara' il frutto dell'errore dal prato quando la donna sara' il sogno del paradiso dell'uomo

L’ultimo volo magico di ... su blog.libero

Caricamento del Video in Corso ... Attendi qualche istante!
Scritto da kremuzio@ 5 -
di giovedì 20 giugno 2013 - Leggi i suoi Post
© Articolo pubblicato secondo le condizioni dell' Autore - Immagini e foto presenti sono a scopo esemplificatico