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Inquietante a Non è l’Arena: Bonafede avrebbe agevolato i boss mafiosi

Inquietante a Non è l’Arena: Bonafede avrebbe agevolato i boss mafiosi

Il ministro Bonafede rischia la poltrona dopo le pesanti dichiarazioni del magistrato Nino di Matteo, secondo le quali non sarebbe diventato capo del Dap perchè non gradito ai boss mafiosi.

Puntata ‘bollente’ quella di domenica 3 maggio di Non è l’Arena, condotta da Massimo Giletti. Il giornalista è tornato a parlare delle scarcerazioni dei boss mafiosi. Il capo del Dap Basentini ha perso il suo posto dopo la scarcerazione di Pasquale Zagaria che è riuscito ad ottenere gli arresti domiciliari. Il boss dei casalesi poteva essere trasferito in un carcere più attrezzato per le cure mediche di cui ha bisogno, ma il Dap non ha mai risposto al Tribunale di Sorveglianza di Sassari, dove Zagaria era recluso, e allora il magistrato non ha avuto scelta e ha concesso il beneficio. E a proposito del Dap (dipartimento amministrazione penitenziaria), nel corso della puntata del 3 maggio è intervenuto il magistrato Nino di Matteo e le sue dichiarazioni sono talmente gravi che ora il ministro della Giustizia, Bonafede, rischia addirittura la poltrona. In sintesi: il Guardasigilli aveva proposto la nomina del capo del Dap a Di Matteo, ma negli stessi giorni erano spuntate intercettazioni nelle quali i boss del 41 bis dicevano espressamente che se Di Matteo fosse diventato capo del dap, per loro non ci sarebbero più state speranze. E ‘casualmente’, quando Di Matteo ha incontrato Bonafede per dirgli che avrebbe accettato l’incarico, quest’ultimo gli avrebbe detto di avere cambiato idea. Dunque pare che alla base della scelta ci siano state alcune intercettazioni dei detenuti ostili alla nomina di Nino Di Matteo.



La telefonata

‘Non ho mai fatto trattative politiche con nessuno, ma venni raggiunto da una telefonata del ministro Bonafede che mi chiese se ero interessato a diventare capo del Dap o prendere il posto di direttore generale degli affari penali’. Lo ha detto il magistrato Nino Di Matteo ospite a ‘Non è l’arena su La7. ‘Chiesi 48 ore di tempo – aggiunge – nel frattempo ero stato informato della reazione preoccupata all’indiscrezione da parte del mondo mafioso. Dopo meno di 48 ore andai trovare il ministro che mi disse che ci aveva ripensato e mi chiese di accettare il ruolo di direttore generale degli affari penali del ministero. Nel giro di 48 ore mi sono ritrovato a essere designato a capo del Dap e quando accettai mi trovai di fronte a questo cambio’. 

Bonafede non ha fatto mancare la sua replica, anche lui è intervenuto in diretta nella trasmissione condotta da Giletti. ‘L’idea per cui io avrei ritrattato una proposta a Nino Di Matteo non sta ne’ in cielo ne’ in terraIo ho chiamato Di Matteo – aggiunge – parlandogli della possibilità di fargli ricoprire uno dei due ruoli di cui ha parlato lui. Nella stessa telefonata Di Matteo mi chiarisce che ci sono state intercettazioni nelle carceri’. E rispetto alle dichiarazioni di Di Matteo circa un ripensamento da parte sua il ministro specifica: “E’ una percezione di Di Matteo. Quando è venuto al ministero – prosegue Bonafede – tra i due ruoli sarebbe stato meglio quello di direttore degli affari penali che era il ruolo di Giovanni Falcone, non era un ruolo minore, lo vedevo di più di frontiera nella lotta alla mafia. A me era sembrata che alla fine dell’incontro fossimo d’accordo, tanto che il giorno dopo mi ha chiesto di incontrarmi e li’ mi ha detto che non poteva accettare quel ruolo e che voleva ricoprire il ruolo di capo del Dap’. Chi avrà ragione?

zazoom