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Operazione Retini alla deriva della Capitaneria di Porto di Gaeta

E’ una operazione che è partita dalla fine del 2017 in seguito a delle denunce che sono state fatte ...
Operazione Retini alla deriva della Capitaneria di Porto di Gaeta

Operazione Retini alla deriva della Capitaneria di Porto di Gaeta
E’ una operazione che è partita dalla fine del 2017 in seguito a delle denunce che sono state fatte dai pescatori e riportate poi sulla stampa, che hanno permesso ai militari della Guardia Costiera della capitaneria di Porto di Gaeta agli ordini del comandante Andrea Vaiardi che su mandato della Procura della repubblica di Cassino, ha iniziato le opportune indagini riguardo a questo problema. Infatti nelle acque del Golfo esistono le concessioni demaniali del numero di 12 che sono raccolte in una superficie quadra di 750 mila km. quadrati, dove i militi sono allevati in rete ed esattamente in reti tubolari dove poi vengono inseminati i molluschi con reti che variano come lunghezza dai 12 ai 18 metri, a seconda delle caratteristiche della zona e anche della formazione delle reti. E una volta raggiunto lo stato adulto, vengono poi raccolte ma si devono anche smaltire i retini che contenevano questi molluschi. 

Per questo sono giunte delle segnalazione tra l’estate del 2017 e  gli inizi del 2018 dove sono stati rinvenuti dei retini a mare. Ovviamente sono iniziate delle indagini da parte dei militari della Guardia Costiera che poi è sfociata alla delega effettiva il 14 febbraio alla stessa Capitaneria di Porto di Gaeta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cassino. Ma già dai primi accertamenti è stato rinvenuto che la quasi totalità dei rifiuti riguardava spezzoni di “retini in plastica”, di vari colori e privi di qualsivoglia segno identificativo, riconducibili a quelli utilizzati negli impianti di mitilicoltura presenti nel Golfo di Gaeta ed utilizzati per la semina, crescita e raccolta dei mitili. La gravità del fenomeno inquinante veniva evidenziata anche dalla presenza di analogo materiale spiaggiato lungo gli arenili del litorale del sud pontino. Ed ovviamente gli elementi che sono stati rinvenuti per la indagine si è visto che in tutta l’aria sono stati abbandonati questi retini che possono creare delle situazioni di inquinamento una volta che si sono degradati a contatto con l’acqua salata del mare, come è stato accertato anche in un video del Secondo Nucleo Operatori Subacquei della Guardia Costiera di Napoli. 

Procura

Pertanto le conclusioni, a cui è giunta anche la Procura della repubblica di Cassino, che 18 persone sono state raggiunte da avvisi di garanzia per rispondere del reato di “concorso formale e continuato per inquinamento ambientale” (art.452 bis, n.1 c.p.) “…in quanto, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso commesse in tempi diversi, i soggetti coinvolti cagionavano una compromissione significativa e misurabile di un ampio specchio acqueo del golfo di Gaeta, attraverso lo smaltimento irregolare di «retini» da pesca provenienti dall’attività di mitilicoltura, i quali, anziché essere smaltiti, venivano abbandonati sul fondo marino. Lo svolgimento delle attività illecite rilevate non ha alterato in alcun modo le proprietà organolettiche dei molluschi bivalvi.” Sia ii comandante Andrea Vaiardi che il Procuratore capo della procura della repubblica di Cassino il dott. Luciano D’EMMANUELE, accompagnato dal sostituto dott. Emanuele DE FRANCO che è il titolare incaricato delle indagini, hanno affermato che questa è la conclusione delle indagini condotte per circa un anno e adesso si attenderà lo sviluppo delle azioni della magistratura riguardo a questo.

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da pietro.zangrillo@libero.it
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