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Ecco perché la manovra pesa sul deficit dell'Eurozona

La Commissione Bilancio della Camera ha avviato la terza lettura della legge di bilancio, dopo il ...
Ecco perché la manovra pesa sul deficit dell'Eurozona

Ecco perché la manovra pesa sul deficit dell'Eurozona

La Commissione Bilancio della Camera ha avviato la terza lettura della legge di bilancio, dopo il via libera del Senato nella notte tra sabato e domenica scorsa. Dall'esame della Commissione non sono attese modifiche, in modo da far arrivare il testo in Aula domani mattina con il via libera finale atteso per sabato 29. La manovra economica che il governo Lega-M5s, che attende il via libera definitivo entro Capodanno, potrebbe avere effetti non soltanto sull'Italia, ma anche sull'economia dell'Eurozona. Un rischio denunciato dalla Banca Centrale Europea nel suo consueto bollettino mensile. 

"Rispetto all'esercizio dello scorso settembre, - osserva l'istituto guidato da Mario Draghi - le prospettive relative al disavanzo delle amministrazioni pubbliche dell'area dell'euro per i prossimi due anni sono peggiorate. Il più elevato disavanzo è in parte il risultato di un notevole peggioramento del saldo di bilancio previsto in Italia, in seguito all'espansione fiscale inserita nei documenti programmatici di bilancio che violerebbe gli impegni presi nell'ambito del Patto di stabilità e crescita. Per l'area dell'euro tale peggioramento si riflette in un lieve aumento della spesa primaria e una più ridotta componente ciclica".

"E' particolarmente preoccupante la circostanza che la più ampia deviazione rispetto agli impegni assunti" rispetto al Patto di stabilità e crescita "si riscontri in Italia, un paese in cui il rapporto tra debito pubblico e Pil è notevolmente elevato", sottolinea ancora la Bce nel suo bollettino mensile, nel quale indica come "necessario" il proseguimento "degli sforzi di risanamento delle finanze pubbliche nel pieno rispetto del Psc. In particolare, nel caso dei paesi con elevati livelli di debito, sono indispensabili ulteriori sforzi di consolidamento per imprimere all'incidenza del debito una solida dinamica discendente, poiché il forte indebitamento rende tali Stati vulnerabili a eventuali futuri episodi di flessione economica o di instabilità dei mercati finanziari".

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Come ribadisce l'istituto di Francoforte, "desta preoccupazione il fatto che la conformità al patto di stabilità è più debole nei Paesi più vulnerabili agli shock. In effetti, secondo le proiezioni della Commissione europea, la maggior parte dei paesi che non hanno ancora conseguito posizioni di bilancio solide è venuta meno agli impegni assunti nell'ambito del Psc nel 2018 ed è a rischio di mancata conformità anche per il 2019". Secondo la Bce, comunque, il calo del rapporto tra debito e Pil per l'aggregato dell'area dell'euro dovrebbe proseguire. Secondo le proiezioni macroeconomiche formulate dagli esperti dell'Eurosistema a dicembre, il rapporto tra debito aggregato delle amministrazioni pubbliche e Pil per l’'rea dell'euro dovrebbe scendere dall'86,8% del 20176 al 79,0% nel 2021.

“La prospettata riduzione del debito pubblico - spiega la Bce - è sostenuta sia dai differenziali negativi fra tassi di interesse e tassi crescita, sia dagli avanzi primari. I raccordi disavanzo-debito dovrebbero compensare alcuni di questi effetti. Nell'orizzonte di proiezione, il rapporto tra debito pubblico e Pil dovrebbe ridursi o stabilizzarsi sostanzialmente in tutti i paesi dell'area, sebbene in alcuni di questi sia previsto che continui a superare ampiamente il valore di riferimento del 60% del Pil. Rispetto all'esercizio dello scorso settembre - aggiunge Eurotower - il calo del rapporto tra debito e Pil per l'aggregato dell'area dell'euro dovrebbe essere lievemente più contenuto a causa del più debole andamento dell'avanzo primario”.

Per quanto riguarda i differenziali di rendimento dei titoli di Stato dell'area dell'euro, "si sono mantenuti sostanzialmente stabili - scrive la Bce - a eccezione di quelli italiani che hanno evidenziato una notevole volatilità". "Sebbene le aspettative sugli utili societari restino solide - spiega l'istituto di Francoforte - la loro lieve revisione al ribasso, sommata alla rivalutazione del rischio, ha fatto scendere le quotazioni azionarie e obbligazionarie delle società dell'area dell'euro. Sui mercati dei cambi, l'euro si è sostanzialmente indebolito su base ponderata per l'interscambio".

Secondo le previsioni della Bce l'attività economica mondiale dovrebbe subire una decelerazione nel 2019 e mantenersi successivamente stabile. Con il ridursi della capacità produttiva inutilizzata, le spinte inflazionistiche a livello mondiale dovrebbero lentamente aumentare, scrive ancora la Bce nel suo bollettino economico, nel quale si legge che "la maturazione del ciclo economico mondiale, il venir meno del sostegno fornito dalle politiche nelle economie avanzate e l'impatto delle tensioni sui dazi tra Stati Uniti e Cina gravano sull'attività mondiale".

"Pur continuando a evidenziare una buona tenuta, l'attività economica mondiale - scrive la Banca Centrale Europea - è divenuta più disomogenea e mostra segnali di moderazione della propria dinamica". Inoltre, spiega l'istituto di Francoforte, "la crescita dell'interscambio mondiale ha registrato un lieve rallentamento e sono aumentate le incertezze riguardanti le future relazioni commerciali. Al contempo, pur mantenendosi accomodanti nelle economie avanzate, le condizioni finanziarie si sono irrigidite in alcuni mercati emergenti".

La Banca Centrale Europea rivede "leggermente" al ribasso le stime diffuse a settembre di crescita dell'economia per il 2018 e per il 2019 nell'Eurozona. Secondo l'istituto di Francoforte il Pil aumenterà dell'1,9% quest'anno e dell'1,7% il prossimo. Quanto al 2020, la crescita stimata dalla Bce dovrebbe attestarsi a +1,7%, mentre nel 2021 a +1,5%. "I rischi per le prospettive di crescita nell'area dell'euro - scrive ancora la Bce - si possono tuttora ritenere sostanzialmente bilanciati. Nondimeno, nel complesso i rischi si stanno orientando al ribasso per effetto delle persistenti incertezze connesse a fattori geopolitici, alla minaccia del protezionismo, alle vulnerabilità nei mercati emergenti e alla volatilità nei mercati finanziari".

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