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Milan, Gonzalo Higuain : Chiedo scusa, non sono un robot

Milan, Gonzalo Higuain : Chiedo scusa, non sono un robot
Spesso gli allenatori esagerano. Abbiamo cinque finali davanti, si dice in sala stampa, anche se in ...
Milan, Gonzalo Higuain : Chiedo scusa, non sono un robot

Milan, Gonzalo Higuain : Chiedo scusa, non sono un robot

Spesso gli allenatori esagerano. "Abbiamo cinque finali davanti", si dice in sala stampa, anche se in realtà sono semplici partite con tre punti in palio. Ma stavolta per Gonzalo Higuain, il grande ex, Milan-Juve di campionato deve avere avuto sul serio la pesantezza di una finale. Per come i bianconeri lo hanno scaricato sostituendolo con un certo Cristiano Ronaldo in estate. Per come si era avvicinato a questa partita con una settimana di passione, dopo la botta alla schiena che lo aveva messo k.o. a Udine giusto 7 giorni fa. No, non era solo una gara da tre punti. Per lui, solo per lui, era una finale. Il Pipita però si porta una grossa croce addosso: lui, le finali, le cicca tutte o quasi clamorosamente.

Già avere a che fare con "cagnacci" come Benatia e Chiellini per un attaccante non deve essere una gita al parco. Se poi non sei al 100% e dopo appena 8' la tua squadra va già sotto, chissà che frustrazione. Higuain sbuffa, indietreggia per fagocitare palloni che là davanti faticano ad arrivare. Perde un paio di contrasti, avvia un paio di ripartenze che non portano a nulla. Poi il guizzo. Quel controllo rapido, sul quale Benatia mette la "gelida" manina. Gelida, perché quasi a mano morta. Il marocchino lo mantiene però in vita Mazzoleni, che fischia sì rigore (solo dopo il consiglio del Var e il viaggio al monitor), ma non gli sventola il secondo giallo sul muso. Ci sta o no? Materiale da moviola. Ma il dubbio forse agita il Pipita, che nel frattempo ruba il pallone dai piedoni di Kessie. Quel penalty gli appartiene, anche se non è il tiratore designato. Gonzalo attento, Szczesny ti conosce! Addirittura ti indica dove tirare. Niente, Higuain calcia proprio lì. Il portiere polacco si muove molto prima, si tuffa alla sua destra e devia quel tanto che basta per mandare il pallone sul palo. Ahi ahi ahi. Ancora una volta quei maledetti undici metri. Come in finale con il Cile in Coppa America.

Che sia una serataccia? Gli indizi sono già due: gol di Mandzukic, rigore gettato alle ortiche. Higuain ci prova a raddrizzarla. E Gattuso gli affianca anche Cutrone, per dargli una mano. Spostare gli equilibri (l'amico Leo se ne è rimasto in panchina, col senno di poi ha fatto bene...) però è dura contro una corazzata come questa Juve. Benatia e Chiellini non concedono più nulla, dall'altra parte Cristiano Ronaldo, il fenomeno che gli ha rubato il posto, segna il 2-0. Partita spenta un po' per tutti, anche per San Siro che non canta più. Ma non per lui. Per Higuain è una finale, per gli altri no. E in una finale non si molla, perché non c'è un'altra giornata ad aspettarti. L'argentino si danna, Mazzoleni lo fa imbestialire per un fischio a centrocampo in un contrasto col solito Benatia. Lo avvisa con il giallo di smettere di protestare, ma a Gonzalo sono ormai partiti i 5'. È nato a Brest, in Francia, ma la "garra" l'ha ben allenata al River Plate. Sbraita in faccia all'arbitro, si prende il cartellino rosso, ma continua. Lo devono portare via, quasi in lacrime. Come gli successe a Udine nell'ultimo anno al Napoli, quando una sua espulsione per proteste mise fine alle speranze scudetto di Sarri. Gattuso prega che stavolta non sia così decisiva. In fondo ci sono altre 26 giornate. L'importante è che non siano tutte delle finali...

In tarda serata, la migliore giocata della domenica nera di Higuain. Al microfono, lontano dal campo. Da calciatore sconfitto, ma da uomo che chiede perdono per gli errori. "Voglio chiedere scusa alla squadra, a Gattuso e ai tifosi per il mio atteggiamento. L'arbitro sa cosa gli ho detto. Mi prendo la responsabilità per quello che ho fatto, non deve succedere più. La mia reazione? Era fallo di Benatia, mi ha fischiato contro e mi ha ammonito. Gli arbitri dovrebbero capire anche il momento dei calciatori. Non sono un robot, sono un giocatore e sono una persona che sente molto certe emozioni... Poi è vero che non sono stato da esempio ai bambini e mi spiace. La solidarietà dei miei ex compagni? Avevo un bel rapporto con loro, sanno che emozioni si provano in campo. Sì, era una partita con emozioni diverse, lo ammetto. Il mio addio alla Juve? Non ho preso io la decisione di andarmene, io avevo dato tutto per la maglia bianconera. Il rigore? Pensavo Szczesny non si muovesse prima. Ha detto che mi conosce? Vero, io lo tiro sempre così, ma era ben angolato e ci voleva una grandissima parata per prenderlo. Complimenti a lui".

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