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Sana Cheema, parla S.F giovane pakistana in Italia: Sapeva sarebbe morta. Anche io rischio la vita

Sana Cheema, parla S.F giovane pakistana in Italia: Sapeva sarebbe morta. Anche io rischio la vita
La testimonianza e le angosce di un'altra giovane pakistana 23enne, S.F che da tempo vive e studia ...
Sana Cheema, parla S.F giovane pakistana in Italia: Sapeva sarebbe morta. Anche io rischio la vita

Sana Cheema, parla S.F giovane pakistana in Italia: Sapeva sarebbe morta. Anche io rischio la vita
La testimonianza e le angosce di un'altra giovane pakistana 23enne, S.F che da tempo vive e studia in Italia e che ha paura anche per se stessa e così commentando la notizia della morte di Sana, dice: «Pensando a lei, non posso non riflettere su di me. Alle frustrazioni che vivo da qualche anno, alle bugie che invento per mimetizzare la mia parte italiana che si è tradotta anche con la mia storia d’amore con un ragazzo italiano. Vivo ormai una doppia vita e identità, lacerante e psicologicamente devastante». S.F, studentessa universitaria si sente libera in Italia e racconta l'incubo che vivono le donne nel suo paese dettato dalla loro religione: "Una gabbia soffocante, piena di regole, tradizioni ma soprattutto un futuro già prestabilito, dal quale è possibile fuggirne solo al prezzo del ripudio o la morte», poi aggiunge: «Amo molto la mia famiglia. Ho provato ad annullarmi in tutta la mia adolescenza, a partire dal velo che ho portato soprattutto per loro, per renderli orgogliosi di me e non esporli alle chiacchiere della comunità. Ma non ero felice, mi sentivo mutilata di una parte importante di me. Oggi che abito lontana dai miei genitori ho anche tolto il velo e mi sono innamorata. Eppure il senso di colpa mi perseguita come un’ombra insieme con la paura di peccare e alla delusione che potrei recare ai miei genitori. Ad ogni telefonata mia madre mi ribadisce di comportarmi bene, di non fare scelte sbagliate, di non avvicinarmi a ragazzi non musulmani e non sporcare l’onore e il nome della nostra famiglia». 

Sono tante le domande che S.F si pone : «Come può Dio odiare un sentimento sincero? Come può essere un peccato amare un non musulmano? Sono domande che ho provato a fare anche a degli imam on line, usando un profilo falso, perché ragazze come me possono vivere solo nell'anonimato. La loro risposta? La conversione del mio ragazzo italiano o divento peccatrice. Ma io non voglio obbligare nessuno a convertirsi. Lo amo per quello che è e mi sentirei ipocrita non solo di fronte a Dio ma anche a me stessa». Riflette questa giovane ragazza, pensando ad altre sue giovanissime coetanee già sposate e con figli mentre lei vuole realizzarsi, vuole studiare, vuole laurearsi, essere autonoma e sposare liberamente chi ama ma è cosciente purtroppo del prezzo che dovrà pagare per le sue scelte. Non potrà mai vivere liberamente S.F, la sua vita sarà destinata all'anonimato per colpa di una religione che impone regole da schiavitù. 
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Scritto da miriamferrazzu@ letto volte.
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