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Francesco Acerbi : Il calciatore del Sassuolo e il volontariato con i giovani disabili

Francesco Acerbi : Il calciatore del Sassuolo e il volontariato con i giovani disabili
Lui è Francesco Acerbi, 30 anni, calciatore di serie A che gioca nel Sassuolo e che ogni giovedì ...
Francesco Acerbi : Il calciatore del Sassuolo e il volontariato con i giovani disabili

Francesco Acerbi : Il calciatore del Sassuolo e il volontariato con i giovani disabili
Lui è Francesco Acerbi, 30 anni, calciatore di serie A che gioca nel Sassuolo e che ogni giovedì indossa un grembiulino blu. Acerbi, infatti, presta volontariato con i giovani disabili, i ragazzi del Caspita, il laboratorio per diversamente abili dell'Asp di Vignola. Immortalati al bancone pieno di galleggianti da pesca e targhette metalliche per camion, lavorano senza sosta poi alzano lo sguardo, sorridono, salutano e riprendono il loro lavoro. Acerbi ha sconfitto il cancro due volte ma le motivazioni per cui presta volontariato dividendosi tra il Caspita e il centro i Portici, dove vi sono i ragazzi, non è legato alla sua esperienza bensì al fatto di sentirsi felice con loro. 

Ecco cos'ha dichiarato il calciatore del Sassuolo: «Vengo qui perchè questi ragazzi hanno sempre il sorriso. Mi rilassa molto partecipare alle attività del Caspita, vedo ragazzi in gamba e che soprattutto non lasciano mai trasparire il fatto che abbiano dei problemi. Il loro sorriso fa molto piacere e fa riflettere. Ci lamentiamo, certe volte, delle cavolate della vita. E loro, invece, qui hanno un mondo fatto di felicità. Alcuni suonano strumenti musicali, giocano a bowling o a calcio. Hanno una vita normalissima, ma migliore della nostra in alcuni casi perchè lavorano ed hanno felicità da vendere. Questo è quello che manca un po’ a me e un po’ in generale a tutti noi. Oggi faccio i galleggianti - sorride -, altre volte pitturo o lavoretti con la creta. La prima volta? Non è stato difficile grazie al loro atteggiamento positivo. Sono ragazzi molto intelligenti con cui si ride, si scherza e con cui chiacchiero di tutto. Parlare con loro mi dà grande soddisfazione, anche più che con persone cosiddette “normali”. E sai perché? Perchè dicono la verità, sempre. Non hanno secondi fini, non ti mostrano una maschera. Loro sono come li vedi. Genuini. E questo mi permette di sentirmi a mio agio, senza dover tenere la guardia alzata. Dovrebbe essere così per tutti. È un’oasi di tranquillità in cui mi rilasso moltissimo e vedere loro che si impegnano è gratificante. E poi sono dei gran lavoratori, qui non si sgarra». 

Poi parla della società in cui viviamo e conclude: «Quella del calciatore è una professione come le altre. Ovviamente siamo agiati ed è una passione, ma è anche un lavoro duro, che dura pochi anni e che richiede tanti sacrifici. Implica uno sforzo mentale complesso e ti sottopone ad un’enorme pressione. Ringrazio la vita e chi mi è stato vicino, ma non mi sento in debito verso la società. Semmai è la società, e mi ci metto anche io, che potrebbe imparare tanto da questi ragazzi. Con poco si divertono ed hanno grandi principi. Vivono un mondo simile al nostro, ma molto più positivo».
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Scritto da Anna Spiotta letto volte.
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