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Il ritorno in patria dello spazioplano IXV
Il recupero di IXV poco dopo l'ammaraggio

 Come si ricorderà, lo scorso 11 Febbraio lo spazioplano europeo IXV è stato lanciato su un razzo Vega dallo spazioporto europeo nella Guyana francese. Rilasciato in una traiettoria suborbitale, ha volato autonomamente ed è rientranto nell'oceano Pacifico con un paracadute dopo 100 minuti; lo splashdown è avvenuto con successo a ovest delle isole Galapagos.

 L'ingresso in atmosfera è avvenuto da una altezza di 120 km a una velocità di 7.5 km/s, simulando le reali condizioni di rientro di un veicolo da un'orbita bassa; i  risultati della missione stanno offrendo nuove informazoni sulle dure condizioni di rientro e sulle prestazioni del veicolo. Il veicolo ha risposto a queste condizioni così precisamente e prontamente che i responsabili della missione hanno commentato che era come guardare una simulazione. "Abbiamo raccolto tutti i dati di volo e stiamo trovando alcune letture molto interessanti ", osserva project manager, Giorgio Tumino.

Retrieving the IXV prototype

Il veicolo viene recuperato a bordo della nave Nos Ares, partita da Genova. Credi: ESA–Tommaso Javidi, 2015

Checking IXV for residual hydrazine

Personale tecnico controlla la presenza di residui di pericolosa idrazina dopo il recupero - Credit: ESA 

IXV coming home

Il veicolo sulla strada verso casa - Credit: ESA

Nei laboratori Thales-Alenia di Torino l'hardware verrà smontato per consentire agli ingegneri di valutare la riutilizzabilità dei componenti e gli effetti del calore, pressione e shock durante la missione. I risultati consentiranno agli esperti di aerotermodinamica dell'ESA di verificare i loro modelli di rientro e questo permetterà di progettare le future missioni di rientro con margini più ristretti. Inoltre, i risultati forniti da IXV potrebbero portare alla riusabilità di stadi di razzi e ad un accesso più economico allo spazio. Le aziende e le organizzazioni di ricerca coinvolti nel progetto e nella costruzione avranno accesso ai dati della missione. Successivamente, l'ESA intende rilasciare dati ad altri organismi degli Stati membri nel programma.

IXV hoisted onto dry land

L'arrivo nel porto di Livorno, lo scorso 26 Marzo - Credit: ESA

Recovered IXV docks in Italy

L'arrivo nel porto di Livorno, lo scorso 26 Marzo - Credit: ESA

 IXV è il primo veicolo di prova dell'ESA dopo la capsula "Atmospheric Reentry Demonstrator" del 1998, e presenta molte nuove caratteristiche rispetto ad essa. Tra queste, la capacità di discesa controllata per un atterraggio di precisione, flaps e propulsori per un rientro interamente controllato, uno scudo termico in composito di ceramica a matrice di carbonio e più di 300 sensori e telecamere a infrarossi.

 ESA sta andando avanti con i piani per un veicolo spaziale riutilizzabile per il lancio intorno al 2020: "Pride" (Orgoglio) ovvero "Programme for Reusable In-orbit Demonstrator for Europe" verrà portato in orbita bassa dal piccolo lanciatore di prossima generazione, Vega C.

 Nel corso dell'anno, il pubblico avrà l'opportunità di vedere IXV esposto durante vari eventi in giro per l'Europa. La sua destinazione finale sarà centro tecnologico ESTEC dell'ESA nei Paesi Bassi.

 

Fonti:
- http://www.esa.int/Our_Activities/Launchers/IXV/ESA_s_spaceplane_back_on_dry_land
- http://www.esa.int/Our_Activities/Launchers/IXV/ESA_s_spaceplane_is_coming_home


Sulla ISS è iniziata l'epica missione 'One Year'
Nella il momento del decollo del razzo Soyuz con la capsula Soyuz TMA-16M diretta alla ISS

La partenza era avvenuta appena sei ore prima dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan, alle 1:42 a.m. del 28 marzo, ora locale (le 20:42 ora italiana del 27 marzo). Dopo le consuete quattro orbite di avvicinamento la capsula Soyuz TMA-16M ha regolarmente attraccato alla stazione, meno di sei ore dopo, alle 2:33 ora italiana del 28 marzo.

L'astronauta Scott Kelly della NASA e il cosmonauta Mikhail Kornienko trascorreranno circa 342 giorni vivendo e lavorando sulla ISS - segnando così la prima missione della durata di una anno. Il cosmonauta Gennady Padalka era anche lui a bordo della capsula Soyuz TMA-16M rimarrà sulla stazione spaziale per circa sei mesi, il tempo usuale di permanenza delle persone a bordo del laboratorio orbitale.

I portelli fra la ISS e la Soyuz sono stati aperti alle 4:33 ora italiana permettendo così ai tre nuovi membri dell'equipaggio di Spedizione 43 di galleggiare nella loro nuova casa.

Per Kelly e Kornienko, l'arrivo alla stazione spaziale segna l'inizio di una missione senza precedenti per la NASA e per l'Agenzia Spaziale Federale Russa (Roscosmos). Durante un collegamento video diretto con il centro controllo missione russo, vicino Mosca, i due uomini si sono detti emozionati ora che il loro viaggio è iniziato.
"Dovremo stare quassù per molto tempo, ma non potrei aver avuto un compagno migliore," ha detto Kelly.

L'astronauta della NASA, Terry Virts, l'astronauta dell'ESA Samantha Cristoforetti e il russo Anton Shkaplerov si trovavano già a bordo della stazione ed hanno potuto vedere in diretta il lancio della Soyuz dallo spazio.

Virts ha scritto un tweet nel quale dichiara di aver visto il lancio della Soyuz 42S che "è stato molto forte!"

Nella foto i sei membri dell'equipaggio durante il collegamento con il centro controllo di Mosca, appena dopo l'arrivo sulla stazione della Soyuz. Da sinistra Kelly, Cristoforetti, Padalka, Shkeplerov, Virts e Kornienko.

Nella  foto i sei membri dell'equipaggio durante il collegamento con il centro controllo di Mosca, appena dopo l'arrivo sulla stazione della Soyuz. Da sinistra Kelly, Cristoforetti, Padalka, Shkeplerov, Virts e Kornienko.
Credit: NASA TV

La missione di un anno si concentrerà su sei aree della ricerca umana. Studi funzionali esamineranno le prestazioni dei membri dell'equipaggio durante e dopo i 12 mesi di spedizione. Studi comportamentali monitoreranno gli schemi del sonno e gli esercizi di routine. Verrà studiata la minorazione visiva misurando i cambiamenti di pressione all'interno del cranio umano. Indagini metaboliche esamineranno il sistema immunitario e gli effetti dello stress.

Le prestazioni fisiche verranno tenute sotto controllo attraverso gli esami degli esercizi. Anche i cambiamenti microbiotici saranno monitorati, così come i fattori umani associati a come l'equipaggio interagisce a bordo della stazione. Ognuno di questi elementi chiave porterà potenziali benefici anche alla popolazione qui sulla Terra, dal miglioramento funzionale dei pazienti ricoverati per lunghi periodi a letto al miglioramento del monitoraggio delle funzioni immunitarie delle persone sulla Terra che soffrono di immunodeficienze.

I dati della spedizione di 342 giorni di Kelly e Kornienko saranno utilizzati per determinare se vi sono dei modi per ridurre ulteriormente i rischi delle future missioni di lunga durata necessari per i voli di lunga durata.

Assieme alla missione di un anno, il gemello di Kelly, l'ex-astronauta della NASA Mark Kelly, parteciperà a una serie di studi genetici comparativi, compresa la raccolta di campioni di sangue così come test psicologici e fisici. Questa ricerca potrà confrontare i dati dei gemelli Kelly, identici geneticamente, per identificare ogni più piccolo cambiamento causato dal volo spaziale.
Questi test seguiranno ogni degenerazione o evoluzione che avverrà nel corpo umano per l'estesa esposizione all'ambiente di micro-gravità. Questi nuovi studi con i gemelli fanno parte di una cooperazione multi-nazionale fra università, aziende ed esperienze di laboratori governativi.

La Spedizione 43 eseguirà ricerca scientifica in diversi altri campi, come quello astrofisico e bio-tecnologico. Tra gli esperimenti previsti vi sono uno studio delle meteore che entrano nell'atmosfera e la sperimentazione di un nuovo materiale sintetico che può espandersi e contrarsi come il tessuto muscolare umano sulla Terra. E' previsto che i membri dell'equipaggio, durante la loro missione, accolgano una serie di cargo spaziali, compreso il sesto volo di rifornimento commerciale della SpaceX e una missione Progress di rifornimento russo. Ogni volo porterà diverse tonnellate di cibo, carburante, rifornimenti e strumenti per la ricerca.

Durante la Spedizione 43 non sono previste passeggiate spaziali.

La Stazione Spaziale Internazionale (ISS) è una convergenza di scienza, tecnologia e innovazione umana che dimostra le nuove tecnologie e fa scoperte nella ricerca che non sono possibili sulla Terra. La stazione spaziale è stata abitata ininterrottamente dal novembre 2000. In questo periodo, ha ricevuto più di 200 visitatori e una varietà di veicoli spaziali internazionali e commerciali. La stazione spaziale resta il trampolino di lancio per il prossimo passo da gigante nell'esplorazione.

Quello di stasera è stato il 16esimo lancio orbitale del 2015, il primo con equipaggio umano.


La materia oscura ancora più oscura
Cluster MACS J0717.5+3745

I risultati sono stati pubblicati dulla rivista Science.

The nongravitational interactions of dark matter in colliding galaxy clusters [abstract]

Collisions between galaxy clusters provide a test of the nongravitational forces acting on dark matter. Dark matter’s lack of deceleration in the “bullet cluster” collision constrained its self-interaction cross section σDM/m < 1.25 square centimeters per gram (cm2/g) [68% confidence limit (CL)] (σDM, self-interaction cross section; m, unit mass of dark matter) for long-ranged forces. Using the Chandra and Hubble Space Telescopes, we have now observed 72 collisions, including both major and minor mergers. Combining these measurements statistically, we detect the existence of dark mass at 7.6σ significance. The position of the dark mass has remained closely aligned within 5.8 ± 8.2 kiloparsecs of associated stars, implying a self-interaction cross section σDM/m < 0.47 cm2/g (95% CL) and disfavoring some proposed extensions to the standard model.

La materia oscura è uno dei grandi misteri della scienza.
La nostra galassia contiene centinaia di miliardi di stelle e, nell'Universo osservabile, ci sono centinaia di miliardi di galassie. Nello spazio tra le stelle e le galassie, c'è anche una grande quantità di gas e polveri. Eppure, tutti questi elementi insieme, stelle, galassie, gas e polveri, costituiscono solo il 10 / 15 per cento della materia nell'Universo. Il restante 85 / 90 per cento è materia oscura.
Gli scienziati non sanno cosa sia, di cosa sia fatta e da dove provenga, sanno solo che è estremamente sfuggente: non riflette, non assorbe e non emette luce, risultando quindi invisibile. Però, i suoi effetti gravitazioni possono essere osservati nell'Universo visibile.

Fino ad oggi, diverse teorie in competizione tra loro, hanno cercato di fornire una spiegazione valida ma senza grandi risultati.
Tuttavia, una delle idee comunemente accettate, è che la materia oscura è formata da particelle subatomiche che non ancora non sono state scoperte. Dall'altra parte, teorie più stravaganti ed esotiche, suggeriscono che possa essere sorta di "difetto quantistico" risalente alla nascita dell'Universo, oppure una specie di massa extra-dimensionale o una variante della gravità.

Quello che sappiamo, però, è che la materia oscura interagisce gravitazionalmente con le strutture cosmiche, modellandole. Ad esempio, devia la luce, distorce le immagini di oggetti astronomici distanti ed influenza il moto delle galassie all'interno ammassi di galassie. Questi sono formati, a loro volta da centinaia di galassie, stelle, pianeti, gas ma, per una buona parte, anche di materia oscura e ciò li rende ideali per uno studio sul campo, soprattutto quando entrano in collisione.

David Harvey, dell'École Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL) in Svizzera, ed il suo team, ha esaminato 72 ammassi di galassie interagenti, incidenti cosmici che si verificano nel corso di miliardi di anni quando gli ammassi di galassie si attraggono a vicenda a causa delle loro masse gigantesche. Durante questi eventi, la materia, ordinaria ed oscura in ogni cluster, interagisce con quella dell'altro, offrendo un'opportunità unica di studio.

Durante le collisioni, le nubi di gas si scontrano violentemente, comportandosi come un liquido che spruzza in ogni direzione. Le stelle, invece, sono meno interessate da questi scontri catastrofici: a causa delle enormi distanze che le separano, difficilmente si influenzano a vicenda e le collisioni sono rare.

"Sappiamo come il gas e le stelle reagiscono a questi incidenti cosmici e dove emergono dalle macerie. Confrontare questo con il comportamento della materia oscura, può avvicinarci a capire ciò che è in realtà", ha spiegato Harvey.

Il primo passo è stato individuare la materia oscura all'interno degli ammassi di galassie. Per far ciò, i ricercatori hanno studiato la distorsione della luce proveniente dalle galassie dietro i cluster. Avendo un'idea piuttosto precisa della loro massa visibile, la quantità di luce distorta è indicativa di quanta materia oscura contenuta nell'ammasso di galassie.

Lo studio è partito dai dati del Chandra X-ray Space Observatory e del telescopio spaziale Hubble.
"Uno studio precedente aveva osservato un comportamento simile nel Bullet Cluster", ha detto Richard Massey della Durham University, UK, membro del team. "Ma è difficile interpretare quello che stai guardando se hai solo un esempio a disposizione. Ogni collisione impiega centinaia di milioni di anni, quindi in una vita umana abbiamo solo la possibilità di vedere un fermo immagine da un unico punto di osservazione. Ora che abbiamo studiato molte collisioni, possiamo cominciare a mettere insieme il film completo e capire meglio cosa sta succedendo".

Partendo dai dati sulle collisioni, l'obiettivo dello studio è stato misurare la variazione della quantità di moto della materia oscura durante lo scontro tra ammassi di galassie.

I risultati sono stati sorprendenti perché dimostrano che la materia oscura durante una collisione tra cluster, si limita ad attraversarli senza rallentare, comportandosi tipo le stelle. Tuttavia, diversamente da queste, ciò non avviene a causa della distanza tra gli elementi che la compongono, anche perché la teoria principale prevede una sua distribuzione uniforme negli ammassi di galassie. La materia oscura non subisce gli effetti dello scontro perché non interagisce con le particelle visibili ed interagisce ancora meno con sé stessa.

Esperimenti sulla Terra, ad esempio nel Large Hadron Collider (LHC), mostrano che quando le particelle subatomiche interagiscono, scambiano moto tra loro. Quindi, se ciò non avviene per la materia oscura, allora è lecito qualche dubbio e trarre alcune conclusione.

La materia oscura è costituita o no da particelle? Per verificarlo, lo studio ha lavorato a due possibili scenari: o le particelle di materia oscura interagiscono frequentemente ma scambiando poco moto, oppure interagiscono raramente scambiando molto. Nel primo caso, la materia oscura rallenterebbe dopo la collisione perché le interazioni frequenti tra le particelle causerebbe una resistenza aggiuntiva. Nel secondo scenario, invece, tenderebbe a disperdersi nello spazio. Tuttavia, negli esempi osservati, la materia oscura sembra piuttosto passare indisturbata, mettendo in dubbio l'opinione diffusa secondo cui sarebbe composta da particelle simili a protoni:
"Ciò implica che la materia oscura non è costituita di 'protoni oscuri'", ha affermato Harvey. "Se fosse stati così, li avremmo visti 'rimbalzare' a vicenda"

Per aumentare ulteriormente il campione di studio, la squadra sta cercando di integrare le collisioni che coinvolgono singole galassie, che sono molto più comuni.

Riferimenti:
- http://www.sciencedaily.com/releases/2015/03/150326152238.htm
- http://phys.org/news/2015-03-galaxy-clusters-collidedark-mystery.html


VLT conferma: G2 è sopravvissuta all'incontro ravvicinato con il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea
Questa immagine composita mostra il moto della nube di polvere G2 mentre si avvicina e poi sorpassa il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. Nell'immagine sono mostrate, da sinistra a destra, le posizioni della nube negli anni: 2006, 2010, 2012 e febbraio e settembre 2014. Le macchie sono state colorate per mostrare il moto della nube, rosso indica che l'oggetto si allontana, mentre blu che si avvicina. La croce indica la posizione del buco nero supermassiccio.

L'oggetto G2 fu scoperto nel 2011 da Stefan Gillessen e il suo team del Max Planck Institute.

Appariva come un'enorme massa di gas non lontana ed in direzione di Sagittarius A* (Sgr A*), la sorgente di onde radio associata al mostruoso buco nero al centro della Via Lattea. Data la situazione, gli astronomi avevano ipotizzato che G2 venisse attirata e dilaniata dal buco nero entro il 2013. Tuttavia, contro ogni previsione, la nube sembrava ancora intatta nel momento del massimo avvicinamento e, successive osservazioni, avevano mostrato un suo possibile legame con un'altra nube di polveri e gas, più debole, nota come G1 che trovandosi su una traiettoria analoga, aveva già incontrato e superato il buco nero nel 2001.

La sua composizione lascia molto perplessi gli scienziati dal momento in cui non sembra aver subito particolarmente gli effetti gravitazionali del buco nero che, a sua volta, non ha presentato ancora alcun incremento dell'attività.

Qui sotto il comunicato ESO.

ESO: stelle al centro della Via LatteaUn buco nero supermassiccio, con una massa pari a quattro milioni di volte quella del Sole, si annida nel cuore della Via Lattea. Intorno ad esso orbita un piccolo gruppo di stelle brillanti [a sinistra: parte centrale della nostra Galassia, la Via Lattea, come la riprende nel vicino infrarosso lo strumento NACO del VLT (Very Large Telescope) dell'ESO - Credit: ESO/S. Gillessen et al.], oltre a un'engmatica nube di gas e polvere, nota come G2, studiata nella sua caduta verso il buco nero negli ultimi anni. Il punto di avvicinamento maggiore, noto come "peribothron" (dalla parola greca che significa "buco, pozzo"), era previsto nel maggio 2014.

Le forze mareali, in questa regione di gravità molto forte, avrebbero dovuto fare a pezzi la nube e disperderla lungo l'orbita. Parte di questo materiale avrebbe dovuto andare a nutrire il buco nero e portare a un improvviso brillamento e altre prove del fatto che il mostro si gustasse un pranzetto inaspettato. Per studiare questo evento unico, la zona del centro galattico è stata osservata con attenzione negli ultimi anni da molti gruppi con grandi telescopi in tutto il mondo.

Un'equipe guidata da Andreas Eckart (University of Cologne, Germania) ha osservato la regione con il VLT (Very Large Telescope) dell'ESO per molti anni, comprese alcune nuove osservazioni durante il periodo critico da febbraio a settembre 2014, appena prima e appena dopo il peribothron del maggio 2014. Queste osservazioni sono molto difficili perchè la regione è nascosta da spesse nubi di polvere e perciò servono osservazioni in luce infrarossa. Inoltre, l'evento si verifica molto vicino al buco nero e serve l'ottica adattiva per avere immagini sufficientemente nitide. L'equipe ha usato lo strumento SINFONI sul VLT (Very Large Telescope) dell'ESO e ha controllato il comportamento della regione del buco nero centrale in luce polarizzata usando lo strumento NACO.
Queste nuove osservazioni sono consistenti con le precedenti effettuate con il telescopio Keck alle Hawaii (le osservazioni con il VLT sono più nitide perchè effettuate a lunghezze d'onda più corte ed inoltre hanno misure ulteriori di velocità dallo strumento SINFONI e di polarizzazione con lo strumento NACO.).

Le immagini in luce infrarossa dall'idrogeno incandescente mostrano che la nube era compatta sia prima che dopo l'incontro ravvicinato, mentre girava intorno al buco nero.

Oltre a fornire immagini molto nitide, lo strumento SINFONI installato sul VLT divide la luce nei suoi colori componenti infrarossi e così permette di stimare la velocità della nube. Poichè la nube polverosa si muove relativamente alla Terra - allontanandosi da questa prima del punto di massima vicinanza al buco nero e avvicinandosi ad essa in seguito - l'effetto Doppler modifica la lunghezza d'onda della luce osservata. Questi cambi di lunghezza d'onda possono essere misurati con uno spettrografo molto sensibile come lo strumento SINFONI sul VLT, che può essere usato anche per misurare la dispersione delle velocità del materiale.

Prima del punto di massimo avvicinamento, la nube viaggiava allontandosi dalla Terra a una velocità di circa 10 milioni di chilometri all'ora mentre dopo aver girato intorno al buco nero si avvicinava alla Terra a una velocità misurata di circa 12 milioni di chilometri all'ora.

Florian Peissker, uno studente di dottorato all'Università di Colonia in Germania, che ha effettuato molte delle osservazioni, ha detto: "Essere al telescopio e vedere i dati che arrivavano in tempo reale è stata un'esperienza affascinante", mentre Monica Valencia-S., una ricercatrice post-dottorato sempre all'Università di Colonia, che ha poi lavorato all'impegnativa riduzione dei dati, aggiunge: "È stato sorprendente vedere che il bagliore della nube di polvere rimaneva compatto sia prima che dopo l'avvicinamento al buco nero."

Anche se osservazioni precedenti avevano suggerito che l'oggetto G2 si fosse allungato, le nuove osservazioni non hanno portato alcuna prova che la nube si fosse distesa, nè diventando visibilmente più lunga, nè mostrando una maggior distribuzione in velocità.

Oltre alle osservazioni con lo strumento SINFONI, l'equipe ha svolto una lunga serie di misure della polarizzazione delle luce proveniente dalla regione del buco nero supermassiccio usando lo strumento NACO al VLT. Queste, le migliori osservazioni nel genere finora, rivelano che il comportamento della materia che accresce sul buco nero è molto stabile e - finora - non è stato modifcato dall'arrivo del materiale della nube G2.

La resilienza della nube di polvere agli effetti mareali dovuti all'estrema gravità così vicino al buco nero suggeriscono fortemente che la polvere circondi un oggetto denso con un nucleo massiccio, e non sia invece una nube liberamente fluttuante. Ciò è anche confermato dalla mancanza, finora, di prove che il materiale stia alimentando il mostro centrale, cosa che porterebbe a un'attività intensa di brillamenti.

Andreas Eckart riassume i risultati così: "Abbiamo esaminato tutti i dati recenti, in particolare il periodo nel 2014 in cui si è verificato l'avvicinamento al buco nero. Non possiamo confermare alcun allungamento significativo della sorgente. Di sicuro non si comporta come una nube di polvere senza un nucleo. Pensiamo che sia una giovane stella circondata di polvere."

Questa sequenza video mostra il moto della nube di polvere G2 mentre si avvicina e poi sorpassa il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. Le nuove osservazioni con il VLT dell'ESO mostrano che la nube sembra essere sopravvissuta all'incontro ravvicinato con il buco nero e rimane un oggetto compatto, senza un'estensione significativa. In questa sequenza sono mostrate le osservazioni della nube nel periodo 2006-2014. Le ultime due immagini sono del febbraio e del settembre 2014, prima e dopo il passaggio vicino al buco nero. La croce indica la posizione del buco nero supermassiccio.
Credit:
ESO/A. Eckart


La NASA raccoglierà un macigno, invece di trainare l'intero asteroide
Il veicolo spaziale robotico della missione ARM mentre preleva il masso dalla superficie dell'asteroide.

I responsabili dell'Agenzia hanno detto che la missione servirà come campo di prova per le tecnologie necessarie per eventuali missioni nello spazio profondo, fornendo agli astronauti NASA l'esperienza di interagire con un altro corpo celeste, raccogliere nuovi dati sulla nascita ed evoluzione del Sistema Solare e mettere in luce quello che potrebbe essere necessario in un prossimo futuro per deviare un asteroide in rotta di collisione con la Terra.

"Quando pensiamo a quello che stiamo provando a fare con l'Asteroid Redirect Mission, si tratta di mettere assieme il meglio dell'esplorazione umana della NASA, il suo portafoglio scientifico-tecnologico, e di dare realmente un'opportunità per dimostrare le capacità che sono necessarie per le future missioni umane oltre l'orbita terrestre e, infine, verso Marte" ha detto Robert Lightfoot, il responsabile NASA che supervisiona il progetto.

L'Asteroid Redirect Mission (ARM), è il pezzo centrale dell'Amministrazione Obama per il dopo-Shuttle e dopo-Stazione Spaziale per inviare gli astronauti oltre l'orbita bassa terrestre, saltando la Luna in favore di uno o più voli pilotati per avere esperienze di prima mano con i vicini asteroidi nella metà degli anni '20. L'obiettivo a lungo raggio della NASA è quello di arrivare in orbita o atterrare su Marte, nel decennio successivo.

Il progetto ARM è stato sotto il fuoco delle critiche di molti scienziati e esperti di astronautica che l'hanno contestato dicendo che non era necessario spendere questi soldi che sarebbero stati meglio investiti in un ritorno sulla Luna per perfezionare le tecnologie necessarie a un'eventuale missione su Marte.
In ogni caso, i responsabili e gli ingegneri della NASA hanno studiato due opzioni base per ARM. In una un intero asteroide sarebbe stato catturato e trainato in prossimità della Luna dove sarebbe stato sottoposto a dettagliati studi da parte di astronauti NASA grazie alla nuova capsula Orion. L'altra opzione vedeva coinvolta la raccolta di un grosso macigno che, oltre ad essere più maneggevole, poteva essere un campione più rappresentativo.

I responsabili della NASA riuniti martedì hanno preferito l'opzione B, scegliendo quella che offre la migliore possibilità di successo e che si adatta meglio ai piani a lungo respiro dell'Agenzia.

"Alla fine della giornata, abbiamo scelto l'opzione in cui andiamo su un'asteroide e preleviamo un macigno," ha spiegato Lightfoot ai giornalisti durante la teleconferenza pomeridiana. "Andiamo avanti con questa scelta, in modo da ottenere questo prossimo passo fondamentale nel nostro viaggio verso Marte."

Così come proposto dalla NASA, il progetto prevede il lancio di un veicolo robotico verso la fine del 2020 che utilizzerà la propulsione solare elettrica per eseguire un rendezvous con l'asteroide prescelto, inviare a Terra immagini ad alta risoluzione e altri dati che possano aiutare gli ingegneri a identificare il masso, di circa 4 metri di diametro, che potrebbe essere possibile raccogliere.

Nell'illustrazione artistica (Credit: NASA) il veicolo con equipaggio Orion, in orbita lunare, attracca al veicolo che ha catturato il macigno.

Nell'illustrazione artistica il veicolo con equipaggio Orion, in orbita lunare, attracca al veicolo che ha catturato il sasso.
Credit: NASA

Al momento tre asteroidi candidati sono stati identificati (Itokawa, Bennu e 2008 EV5) ma altri se ne prevedono entro il 2019, quando la NASA dovrà fare una scelta.
Il veicolo spaziale robotico, il cui costo attuale si aggira sui 1,25 miliardi di dollari - non considerando il prezzo del razzo che lo dovrà lanciare nello spazio - sarà dotato di un sistema di cattura robotico per acchiappare il macigno prescelto. Poi lo solleverà e se lo porterà dietro fino ad un'orbita chiamata halo attorno all'asteroide, trascorrendo circa 400 giorni nelle sue immediate vicinanze. Questo fornirà agli scienziati e ingegneri il tempo necessario per determinare se la masse del veicolo spaziale e del sasso sono abbastanza per dare un colpetto leggero all'asteroide ed immetterlo su una traiettoria differente.

La tecnica del 'trattore gravitazionale' potrebbe dimostrarsi utile in futuro per deviare un asteroide in avvicinamento, assumendo di poterlo individuare in tempo.
In ogni caso una volta che le ricerche sul trattore gravitazionale saranno completate, ARM tornerà verso la Luna e si stabilirà su un'orbita stabile attorno ad essa.

Questa prima fase della missione impiegherà circa cinque anni per essere completata, dice Lightfoot. A quel punto, da metà a fine 2025, la NASA lancerà due astronauti a bordo di un veicolo spaziale Orion grazie al super-razzo Space Launch System (SLS) per un rendezvous con il veicolo spaziale robotico e il suo macigno catturato, portandosi ad un aggancio con il veicolo spaziale non pilotato.

Gli astronauti faranno delle passeggiate spaziali per raccogliere campioni e riportarli sulla Terra mentre trascorreranno oltre tre settimane agganciati al veicolo spaziale robotico.

"L'Asteroid Redirect Mission fornirà le dimostrazioni iniziali per le diverse capacità di volo spaziale necessarie ad inviare gli astronauti più lontano nello spazio profondo, e infine, su Marte." ha detto in una dichiarazione Lightfoot. "L'opzione di prelevare un masso da un'asteroide avrà una diretta conseguenza sulla pianificazione delle future missioni umane nello spazio profondo e segnerà l'inizio di una nuova era del volo spaziale."
Egli ha detto che un'incontro definito 'acquisizione della strategia è previsto a luglio per discutere come sviluppare e ottenere la tecnologia necessaria mentre una revisione integrata delle richieste verrà eseguita per definire i costi del progetto e i suoi tempi di sviluppo.

Per ulteriori informazioni sull'Asteroid Redirect Mission, visita: http://www.nasa.gov/mission_pages/asteroids/initiative/index.html.

Fonti: Spaceflight Now - NASA - astronautica.us