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Commercio: Amazon lancia "instant pickup". Compri online e ritiri in 2 minuti

Il colosso di e-commerce Amazon compie un ulteriore passo in avanti, accorciando ulteriormente le distanze che ancora esistono tra il tradizionale shopping fisico e quello virtuale. Ha infatti lanciato negli Stati Uniti un nuovo servizio che si chiama "Instant Pickup", tramite il quale è possibile fare degli acquisti online e poi ritirare la merce nei "punti di ritiro" appena due minuti dopo averle comprate su internet.

La nuova frontiera del commercio

Il servizio è ancora in fase di sperimentazione, che è stata avviata presso città con punti di ritiro allestiti in 5 luoghi universitari (i campus): Atlanta; Berkeley (California); College Park (Maryland); Columbus, Ohio; Los Angeles. Soltanto gli utenti del servizio “Prime” potranno acquistare alcune tipologie di merce come bibite, snack e oggetti elettronici. Dopo aver fatto l'ordine tramite la App di Amazon, si può andare a prendere la merce in uno dei punti preposti nel giro di un paio di minuti.

Il lancio di “Instant Pickup” è l'ultima mossa di Amazon per allargare il proprio giro di affari ed espandere la sua presenza nei negozi fisici. Appena qualche settimana fa aveva aperto delle librerie negli Stati Uniti e a giugno ha annunciato l’acquisto della catena Whole Foods Market per 13,7 miliardi di dollari.

Nel frattempo però Amazon incassa un brutto colpo da Trump. Il presidente USA infatti ha pubblicato un tweet accusando il colosso dell'e-commerce di «danneggiare in modo grave i commercianti che pagano le tasse: cittadine, città e stati sono danneggiati, persi molti posti di lavoro». Il gigante delle vendite online che è uno dei bersagli costanti del presidente su Twitter. La dichiarazione del tycoon, giunta durante la prima mattinata, ha creato tensione sui mercati e portando sul titolo Amazon un calo dell'1%, con una perdita di capitalizzazione pari a 5 miliardi di dollari.
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2017-08-18T06:46:00.001+02:00

Bank of England, l'inflazione delude e la manovra restrittiva si allontana

Il giorno di Ferragosto è giunto il dato riguardante l'inflazione in Gran Bretagna. Secondo le rilevazioni dell'ufficio di statistica britannico, la dinamica dei prezzi al consumo è rimasta invariata. La crescita dei prezzi infatti rimane stabile al 2.6%. Si tratta di un valore appena al di sotto delle stime (2,7%), così come sotto la stima è stato il dato dell'inflazione core (salita 2.4% contro una previsione del 2.5%).

Problemi per la Bank of England


Questi dati non sono certo positivi per la Bank of England, che difficilmente potrà cambiare qualcosa nella propria politica monetaria nel breve periodo. Il Governatore Mark Carney quindi potrebbe evitare nuove misure di stimolo ma anche manovre di tipo restrittivo. Infatti il tono hawkish emerso di recente da parte di alcuni membri della BoE non è più plausibile.

Dal punto di vista valutario, la coppia EUR/GBP dopo aver tentato una mossa in ribasso, ha finito per innescare un rally significativo. I migliori segnali forex in tempo reale sicuri hanno puntato tutti al rialzo. Pertanto, sembra che il mercato proseguirà la propria generale tendenza rialzista.

Anche rispetto al dollaro la sterlina britannica si è mossa in forte ribasso il giorno di Ferragosto, fino a scivolare al di sotto del livello degli 1,2950$. Se romperemo sotto il supporto di 1,2850$, le cose potrebbero farsi drammatiche per il pound. E al momento i migliori segnali opzioni binarie affidabili gratis vanno tutti in questa direzione.

Volendo speculare sulle decisioni della Bank of England per i prossimi mesi, si deve necessariamente intrecciare il discorso con quello sulla Brexit. L'inflazione comunque in aumento e oltre il 2% potrebbe far pensare a un atteggiamento molto più hawkish. Ma è anche vero che l'indebolimento della sterlina ha fatto da volano proprio alla crescita dei prezzi. Se venisse eliminato anche questo, cosa succederebbe?
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2017-08-16T09:24:00.000+02:00

Tasse, ecco quali sono quelle per cui si litiga di più col Fisco

Ci sono tasse e tasse, anche sotto il profilo delle liti. Quelle che scatenano il maggior numero di contenziosi con il Fisco riguardano l'Ires, secondo una elaborazione dei dati fatta da Il Sole 24 Ore. L'Ires infatti lo scorso anno ha prodotto ben 15.068 nuovi ricorsi davanti alle commissioni tributarie provinciali e regionali. In pratica circa 117 liti ogni 10mila contribuenti. Le tasse per le quali si litiga di meno col Fisco invece sono Ici, Imu e Tasi, per le quali ci sono 8 ricorsi ogni 10mila possessori di immobili. Contrariamente a quel che si può immaginare l'imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) ha pure una bassa litigiosità, appena 13,7.

I dati sui contenziosi per le tasse

Da cosa dipende la litigiosità più o meno grande di un tributo? Anzitutto dalla sua complessità. Se la struttura o le modalità di riscossione sono articolate, maggiore è la probabilità che si generino liti. Chiaramente incide anche l'importo, perché su divergenze con il Fisco per poche decine di euro spesso si decide di non intraprendere la noiosa procedura del contenzioso.

Per questo motivo Ici, Imu e Tasi hanno una litigiosità bassa, dal momento che vengono calcolate sui valori catastali, che offrono meno margini di discussione. Stesso discorso per l'Irpef, visto che alcuni meccanismi di calcolo (come le ritenute), operano in modo meccanico.

Per questi motivi invece l'Ires - che grava sulle società - vanta il primato di litigiosità col Fisco. Le imposte sono complesse perché d'altronde è così anche la disciplina sul reddito d’impresa, aggravata anche dalle continue modifiche normative. Non è un caso che dietro all’Ires, in questa speciale classifica, ci siano altri due tributi che interessano principalmente imprese e autonomi, ovvero Iva e Irap. Va sottolineato anche un altro aspetto: la durata media delle cause con il Fisco si estende su più anni. Specialmente nel caso delle imprese, questo si traduce in un grosso impatto “sistematico” che il contenzioso genera sulla categoria.
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2017-08-14T10:33:00.004+02:00

Sterlina sotto stress, sarà una settimana delicata con i dati macro

La sterlina perde quota sui mercati valutari, dopo che il presidente USA Trump ha acceso ancora di più la miccia alle tensioni con la Corea del Nord, aumentando così l'avversione al rischio da parte degli investitori. Ciò ovviamente ha avuto ripercussioni su quelle valute attorno alle quali si respira un maggiore sentimento in incertezza, come appunto la valuta britannica.

I fronti caldi per la sterlina

Durante la sessione asiatica, il valore della sterlina era aumentato contro i suoi principali rivali. In seguito invece, durante la sessione europea è scesa nuovamente. Contro l'euro e il dollaro Usa, la sterlina è scesa a 0,9069 e 1,2968, e potrebbe testare il supporto vicino a 0.91 contro l'euro e 1.27 contro il greenback (occhio all'Indicatore OBV on balance volume).

Per quel che riguarda il rapporto con l'euro, non si può trascurare una semplice analisi fondamentale forex: la coppia è fortemente influenzata dall’andamento dei negoziati tra il Regno Unito e l’Unione Europea. In questa fase senza dubbio questo aspetto sta favorendo l’euro e mettendo sotto pressione il pound. Questo significa che nel breve periodo potremmo rompere al di sopra della regione delle 0,92 per poi puntare verso il livello delle 0,95.

La settimana che sta per cominciare sarà inoltre interessante per la sterlina. Si attendono infatti numerosi dati importanti dal Regno Unito, e qualsiasi altro segno di debolezza economica potrebbe ulteriormente indebolire la sterlina. Se l'inflazione sarà inferiore a quella prevista dagli analisti, o le cifre del mercato del lavoro saranno deludenti, il Pound potrebbe subire conseguenze.
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2017-08-12T11:05:00.002+02:00

Lavoro, tribunale svizzero espelle straniera perché non cercava impiego

Trovati un lavoro oppure vattene via. Ecco la sintesi della sentenza che un tribunale di Zurigo ha emesso nei confronti di una cittadina straniera, una tedesca per la precisione. La donna viveva da tempo in Svizzera e non aveva mai cercato una occupazione per sopravvivere, mentre invece aveva goduto dell'assistenza dello Stato elvetico. Da cui ha percepito, nel periodo che va dal 2012 al 2017, ben 244 mila franchi di assegni di sostentamento. Parliamo quindi di 212 mila euro secondo i cambio attuale.

Svizzera assistenziale ma rigida sul lavoro

Da qui la decisione del Tribunale Amministrativo del Canton Zurigo, che le ha imposto di trovarsi un impiego oppure andarsene via. La donna era giunta in Svizzera 5 anni fa con i suoi 2 figli. Aveva cominciato a lavorare in una casa di riposo, ma dopo appena un anno si era ritrovata senza lavoro. Lo Stato le ha concesso un assegno per il mantenimento, e nel frattempo il suo nucleo familiare si è pure allargato perché ha fatto un figlio con un cittadino svizzero. Proprio a questo ultimo nato il tribunale svizzero ha fatto anche un accenno: "ha la doppia cittadinanza, svizzera e tedesca, quindi può anche andare a vivere nella sua altra patria. Oppure se vuole potrà rimanere col padre svizzero".

Non è neppure il primo caso analogo. Lo scorso anno ce ne furono 70, e un algerino venne mandato via e dovette lasciare moglie e figlio (svizzeri) perché non aveva trovato lavoro ed aveva percepito 400mila euro di aiuti sociali nel corso degli anni.

Nessuno sconto alla donna quindi. A svantaggio della quale c'è pure un numero eclatante: in Svizzera il tassodi disoccupazione è del 3%. In pratica se cerchi lavoro, lo trovi senza dubbio. I tempi per dare esecuzione alla sentenza sono molto stretti: la donna dovrà andarsene entro il 15 ottobre se non si sarà trovata un impiego stabile.
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2017-08-10T09:49:00.001+02:00

Valute connesse alle commodities in calo per colpa di Cina e petrolio

Le valute connesse alle commodities, come quelle di Australia, Nuova Zelanda e Canada, si stanno indebolendo sui mercati finanziari, a partire dalla sessione asiatica. Un effetto importante le hanno avute le notizie che giungevano dalla Cina, dove c'è stato il rilascio dei dati commerciali, con cifre di esportazione e di importazione che non corrispondono alle aspettative degli analisti. Il report dell'amministrazione generale delle Dogane ha evidenziato che l'esportazione cinese è aumentata a luglio mentre c'è stato un rallentamento della crescita delle esportazioni. L'avanzo commerciale cinese è quindi salito a 46,7 miliardi di dollari, oltre la quota prevista dagli analisti che era di 45 miliardi di dollari.

L'altro fattore importante per le valute connesse alle commodities è il petrolio. La quotazione del greggio scende sui mercati, toccando 49,30 dollari al barile. I futures del petrolio greggio sono scesi a seguito della notizia di una maggiore produzione nel più grande giacimento petrolifero della Libia, e soprattutto per l'attesa circa l'estio del summit in corso ad Abi Dhabi.

L'andamento delle valute connesse alle commodities


Sotto il profilo valutario, durante la sessione asiatica il dollaro australiano è sceso a 1,4922 contro l'euro, 0,7913 contro il dollaro Usa e 87,52 contro lo yen. E' interessante osservare quest'ultimo grafico con l'indicatore alligator coccodrillo trading. Se l'aussie allungherà il suo downtrend, probabilmente troverà un sostegno di circa 1,50 contro l'euro, 0,77 contro il dollaro e 86,00 contro lo yen.

Scende anche il dollaro NZ, che tocca un livello di 9 settimane a 1,6065 contro l'euro e quasi un mese e mezzo a 81,31 contro lo yen. Se il kiwi estenderà il suo trend di downtrend, probabilmente troverà sostegno intorno all'1,63 contro l'euro e 80,00 contro lo yen. Contro il dollaro Usa invece il suo calo è stato fino a livello 0,7351.  Interessante è osservare su questo cross l'oscillatore indicatore stocastico forex.


Cala anche il dollaro canadese, che arriva a 1.2672 contro il dollaro USA e 87.27 contro lo yen. Se il loonie estende il suo downtrend, probabilmente troverà sostegno intorno al 1,30 contro il dollaro e 86,00 contro lo yen. Infine contro l'euro, il dollaro canadese è sceso a 1.4966 dal valore di chiusura di ieri
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2017-08-08T14:59:00.000+02:00

Sanzioni pesanti alla Corea del Nord: stop a un terzo dell'export

Sono scattate delle pesantissime sanzioni a carico della Corea del Nord, che si ritrova adesso sempre più isolata. Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha infatti approvato (e lo ha fatto in modo unanime) una risoluzione proposta dagli USA che rende ancora più rigide le sanzioni contro Pyongyang, a danno del quale viene tagliato in modo forte l'export. Il controvalore infatti raggiunge circa il miliardo di dollari, ovvero un terzo delle sue esportazioni complessive del paese nordcoreano.

La risoluzione colpisce i settori di carbone, ferro, piombo e prodotti ittici, vietandone le esportazioni. La cosa più rilevante è l'appoggio pieno della Cina all'Onu. Pechino infatti ha deciso di sposare la linea dura di Washington e schierarsi a favore delle rigide sanzioni.

Crisi, tensioni e sanzioni

Va detto però che in seno all'Onu nessuno è così ottimista da pensare che basteranno queste sanzioni a calmare Pyongyang. Anzi è convinzione diffusa che la crisi sia lontana da una soluzione, e che la minaccia nucleare rappresentata dalla Corea del Nord sia sempre forte.

La cosa grave è che il consigliere per la sicurezza nazionale americano H.R. McMaster, in una intervista alla Mnsbc ha fatto esplicito riferimento ad una possibile guerra preventiva, qualora la Corea del Nord non dovesse calmarsi e continuasse a fare mostra delle armi nucleari in loro possesso.

Quanto sia alta la tensione lo dimostra il fatto che la Corea del Nord ha risposto alle sanzioni economiche internazionali, facendosene quasi beffe. L'organo del partito di governo guidato da Kim Jong Un - il Rodong Sinmun - ha scritto che le misure Onu sono vane perché l’economia della Rpdc «si sviluppa a un ritmo notevolmente veloce nonostante le sanzioni e il blocco imposto dagli Usa».
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2017-08-05T23:33:00.001+02:00

Mercati valutari, l'euro sta per chiudere un'altra settimana d'oro

E' stata una giornata positiva per l'euro, quella appena vissuta sui mercati valutari (il forex). La coppia Eur-Usd è rimasta con decisione oltre la quota di 1,18 dollari, che porta il bilancio della settimana al +2%. L'euro quindi continua a mostrare una performance molto solida. Quest'ultima viene anche sostenuta dall'andamento dell'indicatore onde di elliott wave.

A trascinare ulteriormente la moneta unica ci hanno pensato alcuni dati macro recenti: PIL in accelerazione e manifattura ancora in espansione. L'unico problema resta l'inflazione ancora sotto il target. Proprio per questo l'ipotesi di una manovra restrittiva continua a essere poco concreta nel brevissimo periodo. Tuttavia secondo le analitiche valutazioni di broker Forex affidabili, l'euro potrebbe continuare a crescere ancora.

Dollaro e sterlina sui mercati valutari

Il dollaro invece continua a viaggiare con pochi acuti sui mercati valutari. Pesano i dati sulla crescita americana peggiore delle attese e le difficoltà politiche di Trump, oltre che un inasprimento delle tensioni geopolitiche con la Corea del Nord. Gli investitori aspettano di conoscere il dato sui Non Famr Payrolls, che saranno interpretati in chiave Fed, ovvero per capire se ci sarà oppure no il terzo rialzo dei tassi. Intanto il biglietto verde scende nei confronti dello yen. Il cross Usd-Jpy scambia a 110,49, e nel corso della settimana è sceso di oltre l'1%.


Sta messa peggio però la sterlina, che dopo aver tratto beneficio dai dati sul comparto manifatturiero, è poi scesa dopo la decisione di non toccare i tassi e soprattutto dopo le parole del governatore BOE, secondo il quale l'incertezza legata alla Brexit sta già pesando sull'economia del Regno Unito. Il cambio tra euro e sterlina è schizzato oltre l'importante livello psicologico di 0,90.
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2017-08-04T00:33:00.000+02:00

Imprese al Sud, il decreto che le agevola è legge

E' arrivato il disco verde per il decreto sul Mezzogiorno. E' infatti passato con 276 voti favorevoli e 121 contrari alla Camera. Lo scopo della norma è quello di introdurre delle agevolazioni nelle regioni del Meridione: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Nello specifico è stata introdotta una misura ("Resto al Sud") che consentirà ai giovani meridionali under 35 con buone idee imprenditoriali di svilupparle nel proprio territorio. "Un'occasione per l'Italia", l'ha definita il premier Paolo Gentiloni su Twitter.

Le misure per agevolare le imprese

Grazie a questo decreto verranno stanziati quasi 3,5 miliardi per accelerare la ripresa del Mezzogiorno, definendo la cornice normativa per le Zone Economiche Speciali (ZES) che potranno essere individuate dopo il via libera ufficiale della UE sulla base delle proposte che arriveranno dalle stesse Regioni. Le ZES dovranno contenere almeno un'area portuale, e per loro sono previste delle procedure più snelle sia sotto il profilo amministrativo che per l'accesso alle infrastrutture.

Inoltre nel decreto è stata introdotta una norma che apre al ritorno in pista (anzi, su strada) della compagnia tedesca Flixbus, l'operatore a basso costo nel trasporto di linea su autobus a media e lunga percorrenza. Gli era stato messo il freno perché non utilizza mezzi di proprietà ma si appoggia a società che fanno questo servizio.

Le terre e le are edificate in abbandono

Va anche segnalata la misura che istituisce la "Banca delle terre abbandonate o incolte". In base ad essa i Comuni dovranno identificare i terreni e le aree edificate che risultino in stato di abbandono da lungo tempo (almeno 10 anni). A seguito di un bando pubblico, questi terreni potranno essere dati in concessione (al massimo per 9 anni) sulla base di un progetto di valorizzazione presentato da giovani tra 18 e 40 anni. Infine il decreto allunga i termini della Cassa Integrazione Straordinaria, che potrà essere ancora concessa (se le imprese che la adottano sono in aree di crisi industriale complessa) per un periodo di ulteriori 12 mesi, con deroga ammessa non una sola volta ma "per ciascun anno di riferimento" dell'accordo stipulato con il Ministero del Lavoro.

Un ultimo intervento riguarda le zone terremotate. Sono stati infatti stanziati 100 milioni sul Fondo di solidarietà UE per procedere alla rimozione delle macerie nelle aree del Centro-Italia colpite dal sisma dello scorso anno. Il decreto dispone inoltre che le case con danni gravi siano escluse dalla tassa di successione.
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2017-08-02T09:45:00.005+02:00

Finanza, il calo della PMI cinesi non colpisce le borse

La settimana sulle piazze finanziarie è cominciata con i dati giunti dalla Cina, dove l'indice delle attività manifatturiere è andato in calo dopo alcuni mesi positivi. Finora questo non ha pesato sulle Borse, che hanno aperto in territorio positivo ma comunque a rilento in attesa della raffica di trimestrali e del dato sull'andamento dell'inflazione nell'Eurozona a luglio.

Tornando alla Cina. Secondo quanto comunicato dall'Ufficio nazionale di statistica di Pechino, il settore manifatturiero a luglio ha frenato la crescita, nel mese di luglio, così come quello dei servizi. L'indicatore PMI si è infatti attestato a 51,4 punti, in calo rispetto ai 51,7 punti del mese precedente. Il dato è negativo anche rispetto alle aspettative del mercato, che avevano indicato 51,5 punti. Ricordiamo che sopra la soglia dei 50 il mercato comunque segnala una fase di espansione, e in Cina siamo al 12esimo mese consecutivo di espansione.

I dati dalla Cina e le reazioni della finanza


Scende in Cina anche l'indice PMI non manifatturiero (calcolato prevalentemente su costruzioni e servizi), che passa in luglio a 54,5 punti dai 54,9 punti di giugno (54,5 punti era stata anche la lettura per il mese di maggio). Va detto che analizzando i dati, si evince che l'espansione riguarda solo grandi imprese, mentre le piccole e medie imprese si sono ridotte nuovamente in contrazione dopo un trimestre positivo. Il divergente percorso di crescita delle grandi imprese e delle piccole e medie imprese mette in evidenza che il percorso per ridurre la leva finanziaria continua, il che fa male alle piccole e medie imprese più che alle grandi imprese.

Dal punto di vista valutario, come sta accadendo per la maggior parte delle valute asiatiche emergenti c'è un apprezzamento di valore. Lo abbiamo visto sul miglior sito per trading online. Va detto che incide anche la crisi politica statunitense e i dati economici tiepidi che hanno spinto il dollaro a bassi livelli pluriennali. I dati di venerdì hanno fatto capire ai trader che la Fed potrebbe non procedere ad altri rialzi dei tassi nel corso del 2017.

Lo yuan della Cina (parliamo di valute non principali per cui se non siete esperti fate solo trading bonus senza deposito) si è affermato sul mercato valutario ed si avvia verso il terzo mese consecutivo di guadagni dopo che la Banca popolare cinese ha fissato il midpoint yuan al suo livello più alto in oltre nove mesi, riflettendo la debolezza nel biglietto verde.
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2017-07-31T10:49:00.002+02:00