Le Origini

Eboli , ridente città posta in cima ad una collina di pietra viva: erta, ma piacevole nella sua salita; circondata da alte mura, munita e difesa da molte torri, offriva ai suoi cittadini ed ai molti forestieri l’entrata per ben cinque porte. la prima porta era situata verso oriente, anticamente chiamata porta della terra o porta principale, prese il nome di porta “santa caterina” per un’antica parrocchia esistente nei suoi pressi, oggi chiesa della congrega di san giuseppe. da questa porta, alla distanza di 222 passi verso occidente, era situata la porta pennino con l’adiacente torre quadrata. tra l’una e l’altra porta, le case erano strettamente attaccate tra loro tanto da colmare la sopraddetta distanza. in tempi antichi sotto la cinta muraria, lungo il grosso fossato che seguiva perimetralmente le mura, si costruì la strada che dalla porta principale transitava adiacente alla cappella di san rocco, demolita nel 1805 tranne il campanile che subì la stessa sorte poco prima della seconda guerra mondiale.

Nel mezzo delle due porte, a loro difesa, venne edificata una torre quadrata che ancora si può ammirare dalla sommità delle scale che da largo pastrana portano a via matteo ripa, sebbene inglobata nelle costruzioni che sorsero dopo un crollo di un vasto tratto di muro avvenuto verso la fine del xvii secolo; dopo la copertura dei fossati in ricordo della loro esistenza la zona sottostante venne chiamata strada dei fossi < fora ‘e fuoss >, oggi via m. ripa. dalla porta pennino, salendo per la strada denominata ripa per la sua pendenza, si giungeva, a distanza di 259 passi verso settentrione, alla porta di santa sofia, difesa da tre torri quadrate site nel luogo denominato “cisternone”. dall’inizio della salita ripa al castello colonna lo spazio era occupato totalmente da case unite ed addossate una accanto all’altra.

Nel mezzo sorgeva una torre rotonda, ancora esistente, su cui era affisso un marmo con due “cornucopie” (vasi in forma di corno, coronato d’erbe e di fiori e riempito di frutta, simbolo dell’abbondanza) e si ritiene che siano le prime armi del municipio della vecchia eburum.proseguendo lungo le mura poco prima dell’entrata del castello, un’altra torre rotonda, ancora esistente, dominava la porta di santa sofia. da questa porta, dopo 166 passi a settentrione, si ergeva la porta “barbacani”, chiamata così perché questo vocabolo denota fortezza. dalla porta barbacani, passando per il ponte di san biagio e continuando per via paparone dopo 233 passi, si giungeva alla porta borgo, nome derivato dal piccolo agglomerato di case fondato dai romani i cui abitanti costituivano la mano d’opera specializzata per la costruzione di mattoni e tegole delle fornaci presenti in via spirito santo. da porta borgo dopo 100 passi si ritornava a porta s. caterina. la città era ben edificata, numerosi i palazzi nobiliari con giardini pensili, le case man mano che si saliva dal piano lasciavano slarghi con belle fontane: in località santa sofia vi era una fontana (ancora esistente) con una cannella con abbeveratoio, un’altra faceva bella mostra di sé presso il seggio di porta d’anna con tre cannelle e un ampio abbeveratoio in pietra di eboli finemente lavorato a scalpello, a san nicola una fontana sul cui piatto due putti versavano l’acqua, un’altra ancora con tre cannelle su un largo piatto di ghisa al pendino.

Le fontane davano grande comodità ai cittadini, per l’acqua freschissima e di ottima qualità, ma case palazziate e tanti monasteri erano serviti dall’acquedotto e molte case avevano pozzi propri che servivano per l’abbeveraggio e per le irrigazioni dei giardini in città. eboli, posta a mezzogiorno, fino al mare cinta di una vasta pianura lunga dodici miglia larga diciotto, dai monti sant’elmo e monte di eboli si può godere interamente la vista dell’isola di capri, la costa di amalfi, la marina di agropoli e il capo di punta licosa e tutto il territorio è difeso a levante dal fiume sele ed a ponente dal fiume tusciano. la pianura, ricca di rivoli d’acqua sorgente abbondantissima, produce ogni genere di derrate: grani, legumi, vigne ed oliveti adornano tutte le colline circostanti; in città si contavano nove molini e sei palmenti; pascoli con ogni sorte di bestiame. i suoi vini sono tutti gagliardi e grossi, il suo olio è per eccellenza buono, se ne producono venticinquemila quarantini che si smaltiscono sia in eboli che fuori e sono molti gli acquirenti forestieri che rivendono a napoli e dintorni i suoi eccellenti prodotti. si produce ogni sorte di formaggio, eccellendo in provole e nella sua estesa pianura vi regna incontrastata la bufala, dalla lavorazione del latte si fanno ottimi formaggi, tra cui la famosa “saporosa di eboli : l’antenata della mozzarella. nel suo territorio dentro e fuori le mura vi sono molte chiese e monasteri, contigua alla porta di santa caterina vi è la chiesa madre (collegiata) col titolo di santa maria della concia (nome preso dalle concerie di pellame che esistevano nei suoi pressi) soggetta all’arcivescovo di salerno, vi erano dodici canonici pretendati, un cantore e un primicerio; attiguo alla chiesa sorgeva un ospedale ricovero per malati poveri sia indigeni che forestieri. vi erano otto parrocchie con rispettivo cappellano: santa maria ad intra, sant’angelo, san matteo, san nicola, san biagio e santo eustachio, san lorenzo, san bartolomeo e santa caterina, tutte vincolate alla chiesa madre. quasi nel centro della città il monastero dei padri conventuali di san francesco con la bellissima chiesa, vi dimoravano venti frati tra sacerdoti e conversi, i quali vivevano comodamente con un’entrata di ottocento ducati. non tanto lontano stava un piccolo monastero dei padri di san pietro a maiella, con due monaci ed appresso, proprio sotto il castello, il monastero di monache di clausura dell’ordine di san benedetto con il titolo di sant’antonio da vienne: un cappellano procuratore e trenta monache che pagavano una dote d’ingresso di duecento ducati. fuori dalle mura verso ponente, sopra una collina il monastero dei padri cappuccini con dieci frati; non molto distante verso tramontana l’abbazia nominata san pietro apostolo con una comoda abitazione ed un’entrata per affitti per più di mille ducati annui, servita da dodici frati minori di san francesco da paola, nella cripta della chiesa si trova il corpo di san berniero, supplicato per molti miracoli e per liberare gli indemoniati. verso levante, poco distante da questa abbazia, vi è un monastero di zoccolanti, chiamato la trinità: con dodici frati che vivevano di elemosine. nella parte piana presso il pennino, stava un’altra chiesa intitolata all’annunziata, nella quale celebravano messe i padri verginiani, grancia (badia o abbazia, n.d.r.) del monastero di montevergine. ai piedi di una collinetta vicino la strada che conduce a salerno, sorgeva la chiesa di san giovanni, di epoca longobarda, dell’ordine dei gerosolimitani con meravigliosi affreschi nell’abside ornato all’esterno da colonnette con capitelli dorici che ne facevano un gioiello storico ricercato e studiato. ancora verso levante nel luogo detto piano di santa caterina, per la strada reale verso la basilicata, il monastero dei frati predicatori, con chiesa con il titolo di santa maria delle grazie: con dieci frati che vivevano di elemosine. sparse sul territorio vi erano chiese e cappelle, alcune con proprie entrate, una di esse chiamata san berardino, dove alcune volte si celebrava messa, era grancia dei frati di san francesco e nella ricorrenza del santo si teneva una fiera di sei giorni, istituita nel tredicesimo secolo dall’imperatore federico secondo, con privilegio del duca di eboli. ad otto miglia dalla città, vicino al fiume sele e poco distante dalla scafa, si trovava la chiesa di san vito, che custodiva le spoglie del santo insieme a quelle di modesto e crescenza, qui i fedeli cercavano guarigione dalla rabbia procurata dal morso dei cani. eboli dista da salerno diciotto miglia, da campagna cinque miglia, dalla terra di acerno nove, da olevano quattro. i suoi confini: la terra di campagna, la terra di olevano, il fiume tusciano, il fiume sele, il mar tirreno.